Il CEO di Ford, Jim Farley, ha proposto un piano controverso all’amministrazione Trump: consentire alle case automobilistiche cinesi di stabilire operazioni di produzione nel Nord America. L’idea, come riportato da Automotive News, prevede joint venture tra aziende cinesi e produttori statunitensi come Ford, che condividono i profitti per garantire il flusso di benefici ad entrambe le parti.
La logica strategica
Questa proposta rispecchia la strategia di successo della Cina per il dominio automobilistico. A partire dal 1983 con partnership come BAIC e AMC, la Cina ha sfruttato le joint venture per assorbire tecnologia e proprietà intellettuale da giganti globali come Volkswagen, GM e Ford. Entro il 2025, la Cina ha superato il Giappone diventando il più grande produttore di automobili del mondo, una posizione costruita su decenni di politica industriale calcolata.
La conclusione fondamentale è che non si tratta solo di commercio; si tratta di invertire lo svantaggio competitivo. Ford si trova ad affrontare notevoli difficoltà finanziarie, comprese le perdite sui veicoli elettrici e l’impatto delle tariffe. Consentire la produzione cinese negli Stati Uniti potrebbe ridurre le tariffe sulle parti importate, abbassando i costi di produzione di veicoli elettrici e potenzialmente rivitalizzando i profitti di Ford.
Una fredda accoglienza e le realtà del mercato
Farley ha presentato l’idea ai funzionari dell’amministrazione Trump a gennaio, ma secondo quanto riferito ha ricevuto una “fredda accoglienza”. La proposta incontra una forte opposizione politica a Washington, dove il sentimento protezionistico rimane elevato. Nonostante ciò, la realtà è che le case automobilistiche cinesi stanno già guadagnando terreno.
- Il Canada ha tagliato le tariffe sui veicoli elettrici cinesi, mentre il Messico sta registrando un’impennata delle vendite di veicoli cinesi.
- BYD, ora il principale venditore di veicoli elettrici al mondo, è di fatto escluso dal mercato statunitense a causa di tariffe e restrizioni.
- Diversi veicoli costruiti in Cina (Polestar 2, Buick Envision, Lincoln Nautilus) sono già venduti negli Stati Uniti, a dimostrazione della domanda esistente.
Il panorama politico e il futuro dei veicoli elettrici
La recente abrogazione da parte del presidente Trump della “constatazione di pericolo” del 2009 (rimozione delle norme sulle emissioni di gas serra) complica ulteriormente la situazione. La mossa allunga la vita dei motori a combustione interna, minando potenzialmente le vendite di veicoli elettrici che sono già in difficoltà dopo la rimozione degli incentivi federali.
Lo stesso Farley riconosce la minaccia: I marchi cinesi offrono costi bassi e alta qualità che potrebbero mandare in bancarotta le case automobilistiche statunitensi se ottengono un accesso illimitato. È stato anche visto guidare uno Xiaomi SU7 negli Stati Uniti, a testimonianza del loro vantaggio competitivo.
Qual è il prossimo passo?
Nonostante la resistenza iniziale, la proposta dell’amministratore delegato di Ford sottolinea un crescente riconoscimento della necessità di adattarsi alla crescita della Cina nel settore automobilistico. Gli Stati Uniti rimangono il secondo mercato mondiale di veicoli nuovi, rendendolo un campo di battaglia cruciale per le case automobilistiche globali. Resta da vedere se l’amministrazione Trump abbraccerà questa strategia, ma le pressioni economiche e competitive sottostanti sono innegabili.
In definitiva, la proposta di Ford pone una domanda difficile: L’industria automobilistica statunitense può competere con l’efficienza e l’innovazione della Cina, o la collaborazione è l’unica via da seguire?









